Articolo "Ansia, attacchi di panico... paure" di Daniela Matta - Psicologa Psicoterapeuta | Cagliari, Sassari, Sanluri
Pratica psicologica, Psicologa cagliari, Psicoterapia individuale

Ansia, attacchi di panico…paure.

Per chi prova queste sensazioni  può essere difficile definire se si tratta di ansia o attacchi di panico. In confine è sottile e per comprenderlo meglio è necessario partire dall’emozione che entrambi nascondono: la paura. Questa emozione, pur provocando delle emozioni spiacevoli, ha una funzione molto importante: è una difesa istintuale che ci dà la spinta per mobilitarci di fronte a ciò che avvertiamo come pericolo.

Non possiamo confondere questa paura “funzionale” con paure infondate, fobie, fantasie catastrofiche che limitano la nostra vita quotidiana. Le due condizioni si distinguono proprio per la presenza o meno di un pericolo reale, che giustifichi una tale reazione. Questi stati ansiosi o fobici in forma acuta possono divenire attacchi di panico, i quali portano manifestazioni psichiche ma anche fisiologiche della condizione di paura: senso di pericolo, palpitazioni, sudorazione, rigidità muscolare, sensazione di non respirare, bocca secca, svenimento, tremore, vertigini, dolore al petto, nausea, appannamento della vista, perdita del controllo, paura di morire, di impazzire, e di non essere più gli stessi. Questi sono alcuni dei vissuti che si possono sperimentare in condizioni di forte ansia ed attacchi di panico.

Chiamiamo ansia uno stato di eccitamento fisiologico più leggero della paura e più costante. Chi sperimenta uno stato ansioso si sente costantemente all’erta, l’importanza dei fatti è sopravvalutata, molte situazioni vengono vissute con eccessiva carica emotiva e spesso in modo discordante con la realtà, si è vulnerabili per poter rispondere in modo opportuno a quelle che vengono vissute come pressioni ambientali.

L’attacco di panico è improvviso, inaspettato ed angosciante. Il timore che si ripresenti innesca un circuito assillante di paura di aver paura. Chi lo sperimenta non trova una ragione plausibile a questo, non riesce a trovare altra via d’uscita che cercare di evitare luoghi e situazioni correlate a tali episodi: spazi chiusi, spazi aperti, folla, traffico, ospedali, ascensori, aereo, supermercati, gallerie e altri spazi dove ci si può sentire costretti. Si innesca un circolo vizioso che condiziona e limita le abitudini e  le relazioni.

Queste auto-limitazioni non permettono di liberarsi delle paure più profonde, probabilmente non consentiranno neanche di evitare di sentirsi ansiosi o l’attacco di panico, ma costituiscono terreno fertile per angoscia e frustrazione. Il farmaco può agevolare questa condizione, ma non è risolutivo, può alleviare in carico d’ansia fin quando lo si assume.

L’unico modo per  uscirne e cercare di comprendere il sintomo, non evitarlo! Per questo bisogna sempre affidarsi a esperti professionisti del settore della psicoterapia.

Spesso dietro di esso, in molte persone, si cela una difficoltà o incapacità momentanea a reagire alle pressioni esterne, o difficoltà a dar spazio alla propria creatività, a vivere la spensieratezza, la sensazione che qualsiasi decisione venga presa non incide poi sull’ambiente affettivo, o relazionale, o lavorativo.

Cercare di resistere in questa condizione aumenta i vissuti di rabbia, mette a dura prova la resistenza fisica e si cerca di minimizzare i segnali che vengono dal corpo. Così facendo si privilegia un atteggiamento passivo e dipendente e il corpo inizia ad urlare per farsi sentire, fino ad arrivare agli attacchi di panico, che possiamo considerare come degli sfoghi di ansia acuta.

A questo punto, o come sarebbe meglio, prima che si arrivi a questo punto… le energie dovrebbero essere utilizzate per cambiare la situazione secondo i propri bisogni.

In questi casi può essere necessario chiedere aiuto ad un professionista psicoterapeuta o psicologo. Si intraprenderà un percorso psicoterapeutico per accettare la difficoltà temporanea, con lo scopo di:

  • aiutare la persona a capire come mai il sintomo si sta manifestando, in quali ambiti della propria vita si vivono delle pressioni o malcontenti di cui non ci si accorge;
  • liberare le capacità creative, i potenziali inespressi, il coraggio di fare nuove scelte;
  • prendere contatto con le sensazioni e i segnali che il corpo ci manda e diventare consapevoli delle proprie risorse;
  • assumersi la responsabilità di riconoscere e rispettare i propri bisogni.

“La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare” (Lorenzo Cherubini)

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